Io e le altre me

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Vivo, da tempo immemorabile, in compagnia di più di una me stessa.  Quella principale, attorno a cui ruotano le altre, docili e in subordine, è la me stessa moglie, madre,  figlia, lavoratrice. Una me stessa infaticabile, energica, positiva, che tutto affronta e tutto risolve.  Dotata il giusto, apprezzata il giusto. Forse non perfetta casalinga, di sicuro cuoca con enormi margini di miglioramento. Ma affidabile, protettiva, empatica, spiritosa anche. Un punto di riferimento, dicono; mi hanno detto. Poi c’è la me stessa creativa, artistica, un po’ fané. Vivrebbe di scrittura e di lettura e solo di questi argomenti parlerebbe. Se ne sta appena possibile al pc  e compone, scompone, pubblica, verifica. Vive di mostre e incontri letterari; adora le trasferte culturali in altre città con annesso pernotto in hotel quattro stelle. Spende e spiana in libri, dischi, cataloghi. Frequenta corsi di scrittura e di lettura. E’ in gamba, mi piace. Non sempre però la ciambella esce perfetta. Esiste infatti la me stessa ansiosa, pessimista, ipocondriaca. Attanagliata da dubbi esistenziali o meno, lotta quotidianamente col pensiero di turno, lo seziona, lo analizza. Si trascina dal divano alla poltrona,  ha necessità di avere il controllo su qualunque cosa – oggetto, evento, situazione – sia controllabile. E’ spesso stanca, quasi sfinita dal troppo pensare. Non mi è molto simpatica. Preferisco decisamente la me stessa amica. Coltiva i rapporti con gli altri senza accusare fatica: scrive per prima, invita per prima. Organizza, telefona, accompagna, ascolta. Con discreti risultati, pare. E un nutrito gruppo di adepti.  E’ molto in sintonia con la me stessa viaggiatrice. Sempre in vacanza, al mare soprattutto ma anche nelle città d’arte o all’estero per brevi viaggi esplorativi e di conoscenza . Spesso si deve accontentare di viaggiare con la fantasia e allora si documenta, organizza itinerari, consulta testi e li collaziona. E’ fantastica nell’arte del fare le valigie e, cosa più rara, adora anche disfarle arrivata a destinazione. Acquista oggetti che serbino il sapore del viaggio e glielo ricordino una volta tornata a casa. Non posso dimenticare della me stessa ingorda fruitrice di programmi televisivi. Film e serie in particolare, ma non solo.  Famelica, registra con metodo quel che non riesce a gustare in diretta. Si sveglia la mattina con l’agenda televisiva in testa e affronta la giornata pregustando l’impegno serale.  Si affeziona ai personaggi, ne diventa amica e complice e li attende con ansia di ritorno dalle rispettive pause estive.

Le guardo, queste me stesse, così diverse fra loro eppure simili, replicanti autentiche nel loro genere. Ci sono affezionata. Non mi va di fare a meno di loro. O forse – sincerità per sincerità – proprio non posso.

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