riflettendo

Più passano gli anni e più mi convinco che il Natale sia un pretesto. Ovviamente non mi riferisco al significato religioso della Festa, quanto piuttosto a tutto quel che le ruota attorno. In effetti a Natale si esprime la nostra parte migliore, quella ottimista, generosa, fanciulla. Gli auguri, i sorrisi, gli abbracci, le telefonate e i messaggi per recuperare quell’amico o quel parente perso di vista ma a cui si tiene davvero; anche i regali sono una dimostrazione d’affetto, di legame, di riconoscenza. E poi gli addobbi alla casa per regalarle un’aria festosa, la musica nell’aria, la condivisione del cibo, il ritrovarsi, quel rivedere volti e risentire voci. A Natale “auguriamo auguri” anche a chi non conosciamo, lo facciamo d’istinto e – fateci caso – con un sorriso. Abbiamo bisogno, noi, del Natale; di questa parentesi che (nel limite del possibile) riusciamo a ritagliare nelle peripezie del quotidiano. Sono sincera: d’abitudine già scrivo, telefono, dono, durante tutto l’arco dell’anno. Mi piace coltivare, mantenere vivi nel tempo, anche quei rapporti che la distanza o il caso hanno allontanato. Mi appaga, mi gratifica, accade senza sforzo. Però a Natale c’è qualcosa in più: c’è quell’atmosfera speciale. Ecco vorrei poter vivere ogni giorno l’atmosfera del Natale, tutto compreso. Avere sempre a disposizione un pretesto per essere serena e regalare – e ricevere in dono – serenità, gioia, sorrisi. Sarebbe giusto, avrebbe senso. Forse hanno proprio ragione Lorenzo e Luca (Jovanotti e Carboni) quando dicono: “o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”.

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