Un incontro

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Francesca non aveva scordato il suo sorriso e l’eleganza dei modi, né i  capelli scuri alle spalle, né l’eskimo o la motocicletta cavalcata in sfida al mondo intero. Erano gli anni della mitica quarta A, gli anni del liceo, dell’impegno sociale, degli innamoramenti che fiorivano e sfiorivano veloci.  Ricordava anche quello sguardo fascinoso e vago che sembrava sempre stancarsi in fretta e volar via ma che quando si concedeva, ti faceva sentire unica al mondo. Si, ecco, forse era stata anche una cotta, la sua; inconfessabile alle amiche e nemmeno troppo indagata con se stessa.  Tra loro una buona, formale, sintonia; niente di più. Lui era inarrivabile.

Rivederlo vent’anni dopo era stata una sorpresa, un imprevedibile piacere. Si erano incrociati in galleria – ognuno in compagnia dei suoi pensieri – e subito riconosciuti. Un caffè insieme alla prima caffetteria incontrata era parso scontato e inevitabile. Difficile riassumere anni di vita con poche parole. Lui, adesso, non portava più i capelli lunghi ma un accenno di barba grigia lo rendeva affascinante come allora.  Era diventato un professionista affermato, un uomo di successo. Tre figlie, una storia importante e due matrimoni, superati ma non chiusi, come quei mondi paralleli nei quali a volte può accadere di vivere, con  protagonisti lontani fra loro ma consapevoli di altrettante presenze. Ci si trovava bene, in questi universi confinanti, diceva, e non se la sentiva di troncare rapporti. A suo modo generoso ed egoista, anche oggi, proprio come appariva a scuola. S’intuiva che amasse profondamente le sue donne, compagne o figlie che fossero, perché parlando di loro si illuminava. E poi c’era anche un labrador nero, unico suo stabile convivente.  Anni fa era stato scelto dal cucciolo e quando un cane ti sceglie, è per sempre.

Lei non avrebbe mai smesso di ascoltare, di guardarlo e di porre domande, animata da una malcelata ma educata curiosità. Incredibile: erano insieme, chiacchieravano, sembrava proprio che fosse felice di averla incontrata. Non le sembrava vero. Imbarazzata dapprima ma via via sempre più disinvolta e a suo agio, raccontò di sé, del lavoro, dei progetti, della sua ordinata vita affettiva.  Lui era molto gentile e, come allora, aveva uno sguardo trasparente. Ci sono uomini che hanno occhi che si accendono quando ti guardano. I suoi, brillavano.  La osservava attento e abbassava un poco il viso ad accogliere le sue parole. La voce, pacata; il sorriso, rilassato. Si salutarono con una stretta di mano  – era passata un’ora in un micro secondo – e si ripromisero di rivedersi presto. Molto presto. Ci fu anche un abbraccio.

Francesca ripensò a quell’incontro tutto il pomeriggio e certe frasi, certe immagini, s’intromisero nel suo quotidiano per giorni e giorni. Una notte addirittura lo sognò, quel suo giovane professore di lettere al liceo; nel sogno era in moto con lui e gli stringeva la vita; aveva gli occhi chiusi e l’aria le correva incontro. Respirava ossigeno e si sentiva invincibile.

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