La felicità

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Federica – Chicca per tutti – era stata una bella donna. Forse non secondo i canoni classici della bellezza, ma comunque piacevole per tratti e colori. Piccola, morbida, bionda. Gli occhi, color castagna. Non aveva abbandonato il vezzo di tingersi i capelli e li portava alle spalle, in una piccola coda trattenuta da un fermaglio di tartaruga, pure color castagna.  A ben guardare anche Chicca assomigliava al frutto d’autunno, tonda, lucida, sorridente. La vita era stata con lei mediamente generosa. Un marito, un figlio, entrambi presenti e nel contempo assenti. Aveva lavorato, a suo tempo: in una camiceria della sua città, per decenni e decenni. Fino alla pensione.  La lontananza dalla fabbrica non l’aveva colta di sorpresa, visto che da tempo programmava le sue giornate future.Più tempo libero per dedicarsi alla casa, alla cucina – le sue crostate alle fragole erano una delizia – alle amiche.

Chicca coltivava l’amicizia con la stessa devozione che dedicava alle sue piante aromatiche. Ne aveva riempito il balcone e all’arrivo della stagione fredda le riparava in una piccola serra che si era costruita da sola, con pazienza e amore. Con la stessa pazienza e identico amore, proteggeva le amiche. Le ascoltava, visitava, accompagnava al bisogno. Sorridente e calorosa. Però. Però le giornate si erano allungate a dismisura e le ore le ricordavano le ombre lunghe che precedono i passi, in controluce.

Poi, un miraggio. Nella bacheca della biblioteca comunale era apparso un avviso. Cercavano lettori che, gratuitamente, leggessero favole ai bimbi, un paio di giorni la settimana, dopo la scuola materna. Chicca si presentò e si offrì.

Ora attendeva con piacevole ansia il martedì e il giovedì pomeriggio. Si preparava a casa le intonazioni giuste e le piccole smorfie necessarie per attirare e non perdere l’attenzione dei bimbi. Si esercitava davanti allo specchio della camera da letto, curando bene che nessuno la vedesse. Il suo giovanissimo pubblico l’adorava. Quegli occhioni sgranati, le risa, le domande – ma dove le scovano, i bimbi, tutte quelle domande? – il silenzio, quando col dito indice alle labbra chiedeva loro ascolto.

Ma il momento più bello fu il giorno in cui un uomo e un ragazzo ormai cresciuto entrarono in silenzio nella sala colorata, si accomodarono sulle piccole seggiole di legno imbarazzati il giusto, e l’ascoltarono leggere una favola, ancora una favola.

Quel pomeriggio Chicca pensò che questa, proprio questa, era la felicità.

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