Domenica, calma piatta

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I giorni della settimana hanno mutato colore. Quando ancora lavoravo, pativo il lunedì – ché odiarlo, non l’ho odiato mai – e adoravo il giovedì, momento in cui la settimana iniziava la sua lenta ma inesorabile discesa verso il week end. L’apoteosi la raggiungeva il sabato, giorno magico per eccellenza, giorno pieno, preludio di festa, certezza felice, approdo sicuro. Il fine settimana, poi, significava vita sociale o relax, oppure entrambi, in un’alternata, fantastica, confusione. La domenica era giornata di rituali: la messa – solo a volte, lo confesso – il bagno settimanale ad interrompere la sequenza delle docce quotidiane; un bagno serio, con l’atmosfera giusta regalata da incensi e candele e creme profumate. Oppure, spesso, una gita fuori porta, organizzata per tempo, a casa di questo o quell’amico, o una passeggiata al lago o in montagna. Niente mare di domenica: troppo lontano, troppe code al rientro. Da quando invece il lavoro è terminato, è inevitabile, le giornate si succedono uguali. Sono sempre cadenzate da commissioni e impegni – molti, nemmeno io potevo immaginare, prima, che riuscissero ad essere così numerosi – ma i giorni possono essere riempiti a piacimento, perché il tempo ora è una variabile che, a Dio piacendo, mi appartiene completamente. Ogni giorno della settimana, quindi, è una sorta di week end, allegro, spensierato, variopinto. Il sabato è … sempre sabato. La domenica, invece, calma piatta. Il centro si desertifica, la spesa si riduce al minimo sindacale – al supermercato io vado lo stesso, con buona pace della crociata delle commesse – la gente si aggira lenta, festiva, distratta. Non si combina nulla o quasi, ché ha poco senso immergersi nel caos delle auto che si riversano in strada quando è possibile farlo, controcorrente, durante gli altri sei giorni. Di domenica i laghi e simili sono inflazionati, caotici, scontati. Fa caldo, troppo caldo, molto più caldo che in ogni altro giorno della settimana, pare. C’è anche un pranzo formale da cucinare, mentre gli altri giorni basto a me stessa e alla mia frugalità. Fatta questa eccezione, il giorno festivo si traduce in un nulla cosmico: certo non manca lo spazio per un film in tv, un libro da assaporare, la scrittura, una passeggiata in rete. Niente di nuovo, niente di diverso sotto il sole: resto in attesa del lunedì e della ripresa. Della serie, che barba e che noia, o meglio ancora, della serie “contenti mai”.

 

 

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